--O cara! Lo zio Astolfo era molto diversamente innamorato. Allora si amava in un altro modo. Ci amammo per quattro anni contro la volontà dei nostri parenti, tre volte progettammo di morire, e tutto era pronto per un rapimento, quando saputosi tutto, finirono per dirci di sì. L'amore era un romanzo, allora.

--E adesso?

--Prosa, mia cara.

--E come scenderò vestita, zia, quando non avremo gente a pranzo?

Le due donne, con la massima serietà discussero l'abito, le pianelle, il goletto, la sciarpa, come avevano discusso l'amore. Nella strada vicina un organetto suonava una romanza di Tosti, allargandone molto il tempo, in modo da renderla più malinconica di quello che era. Poco a poco esse tacquero. Ascoltavano. Abitando al primo piano, con le finestre aperte, tutti i rumori di una sera d'estate salivano netti e chiari. Un fanciullino piangeva, con quel lamentìo insonnolito dei bimbi che si addormentano, un ciabattino batteva forte sopra un tacco di suola, a colpi rapidi, con un rullìo. Una voce femminile, accompagnando sottovoce l'organino, canticchiava:

Vorrei morir quando tramonta il sole.

Involontariamente, Cecilia si pose a canticchiare anche lei:

Quando nel prato spuntan le vïole,

mentre la musica soave, l'afa della serata di luglio e la stanchezza le mettevano addosso una tenerezza grave, una voglia di piangere. Era caduta sopra una sedia, guardando il soffitto, le braccia prosciolte e abbandonate, pensando ad una quantità di cose malinconiche. Dalla via, la vocina femminile continuava a cantare:

Vorrei morir... vorrei morir...