--Io amo Cesare, egli ama me--rispose lei con grande semplicità. E guardò intorno intorno, nello stanzone, quasi prendesse l'ombra a testimonio di quella verità. Niente aveva voce, nessuno le rispose; ma ella rimase quietata e soddisfatta, avendo riassunto presente ed avvenire.
L'armadio era vuoto. Cecilia riponeva lentamente nel cassone gli oggetti minuti di biancheria, i goletti, i polsini, le cuffiette, le scatole dei fazzoletti. Prima di mettere al suo posto l'oggettino, lo guardava, lo ammirava, gli parlava sottovoce, quasi lo carezzava. Era molto felice, felice di avere tutti quegli ornamenti candidi, leggieri, morbidi di stoffa, fioccosi per trine, gentili di forme. Vi giuocava, quasi, come una bimba con gli abitucci della bambola.
--Vi sarà molta gente al Municipio, zia?
--Molta gente.
--E il vice-sindaco mi dirà qualche cosa di molto pauroso? avrà un aspetto spaventoso con la sua sciarpa?
--Il vice-sindaco è per lo più un avvocato annoiato e frettoloso. Ma gli articoli della legge fanno pensare, Cecilia.
--Naturalmente, le signore saranno in cappello bianco, zia?
--Bianco, specialmente per le fanciulle.
--Abito corto, nevvero?
--Corto; è volgare il più piccolo segno di coda.