--Vale a dire che non m'importa più come porta la marsina, poichè lo vedo spesso in giacchetta; con me non ci balla più. Mi ha sposato, non piange più, non freme più, non impazzisce più, crede alla mia virtù, crede al mio amore, crede alla propria onnipotenza...
--Ebbene, questo non basta? Non è questo l'amore?
--.... no, viene un giorno che questo non basta. Di fronte alla placida indifferenza dello sposo, dinanzi alla sua regale aria di conquista, la donna prova un senso di irritazione...
--Il matrimonio è la pace, Giovannina.
--No. L'irritazione cresce quando quest'uomo trascura poco a poco tutti i mezzi per sedurre sua moglie, tutti i mezzi per piacerle, tutti i mezzi per essere verso lei il più bello, il più nobile, il più intelligente, il più innamorato fra gli uomini...
--La moglie non è l'amante, Giovannina.
--Che ne sai tu, fanciulla tranquilla ed inconscia? Io so che Luigi mi amava prima del matrimonio e spasimava per ottenere l'amor mio; ora non m'ama più, poichè è sicuro di essere amato.
--Tu non sei indulgente con lui, Giovannina. L'amore è fatto di indulgenza.
--No, è fatto di giustizia. Sono io meno bella, forse? Sono io meno elegante, meno graziosa, meno amabile? No: è lui che è mutato. Dal maggio io ho notato una decrescenza nel suo affetto. Ora è indifferente.
--Tu puoi ingannarti, Giovannina. Sei tu sicura della serenità del tuo giudizio?