--Sicura? Vedi, io adoro il mare. Non potendo stare a Napoli, nell'estate, decido di andare a Livorno--lui ci viene a malincuore, seccato, trovando l'acqua salsa inutile e Pancaldi noioso. L'Ardenza non lo commuove punto... si può immaginare di peggio?

--Ma perchè non venivate via?

--Per dargliela vinta?

--Il sacrifìcio è lieve quando si ama.

--Dunque tutti i sacrificii debbo farli io? Noi donne non saremo sempre che l'esempio dell'abnegazione? Noi ad amare, noi a sopportare i fastidii, noi a scusare le ridicolaggini del marito, noi a lusingarci che ci ami ancora, noi ad offrirgli dei prestiti per la sua indifferenza! È troppo, è troppo, la misura soverchia!

Giovannina si era riscaldata poco a poco, come se nessuno l'ascoltasse, come se facesse un discorso con sè stessa. Invece la fanciulla l'ascoltava attentamente, guardandola coi suoi grandi occhi luminosi di bontà.

--È grave, è gravissimo--riprese Giovannina--questo maritarsi con una persona con cui non si è avuta nessuna intimità. Dumas lo deve aver detto molte volte; egli lo pensava, io lo sento. Dio mio! Pranzare, passeggiare, cenare, abitare, vivere tutta la vita, con un uomo con cui si è solamente walzato! È comico ed è funebre. E un brutto giorno, sapete di che ci accorgiamo noi? Sapete la paurosa scoperta che facciamo? Noi scopriamo di non amare più!

--Oh! fece solamente la fanciulla, e si nascose il volto fra le mani.

--Non amiamo più. Nulla vi ha più in noi, nulla risuona più nel nostro cuore. In noi si è fatto il silenzio e la solitudine: invano cerchiamo scuotere questa inerzia, invano ci ribelliamo contro questa indifferenza. L'amore è morto: e se quella sua forma fu una falsità, quella falsità è scomparsa. Allora tutti i difetti di quell'uomo, del nostro marito, ci appaiono nudi, brutti, odiosi; tutto in lui ci respinge, tutto in noi lo respinge. Allora malinconiche, desolate, giovani, con una piena di sentimento che si perde miseramente cerchiamo l'amore altrove...

--Altrove??