--Sentitemi....--disse lui, ancora.

E la voce era così piena di dolore, che ella si arrestò. Nella sala, adesso, con la nova allegria del vino, cantavano un coro napoletano. Ella ascoltava le parole di Fulvio.

--Sentite. Io debbo parlarvi. Debbo dirvi delle cose gravissime. Non m'interrompete, Paola, ve ne prego, Ascoltate: ho da dirvi, da dirvi, tante cose. Ma le dico presto, non dubitate. Ora non posso dirle. Vi è gente di là, gente felice: io sono infelicissimo, Paola, se voi non ascoltate quello che ho a dirvi. Siate paziente, ve ne prego. Io soffro assai. Voi non soffrite, lo so: ma siete assai compassionevole. Ho da parlarvi, dunque. Dobbiamo esser soli. Sentite. Io non lascio questo terrazzo. Chiudete la porta, crederanno che io sia andato via. Ve ne prego, chiudetela. Vostro marito andrà a letto.... e io voglio parlarvi. Aspetterò qui fuori, quanto vorrete. Quando egli dorme, venite.

--Non verrò--disse lei, soavemente.

--Sentite, Paola, io sono come in punto di morte. Di là cantano e ridono: qui vi è un agonizzante.

--Io non verrò,--ripetette lei, senza turbarsi.

--Sentite ancora. Ve ne scongiuro, in nome della vostra coscienza di donna onesta, per la vostra virtù di fanciulla e di sposa, per la vostra dolcezza e per la vostra pietà, non mi negate quest'ultimo favore....

--Non verrò.

--Se non venite, io mi ammazzo, Paola.

Ella lo guardò un minuto secondo.