* * * * *

Perfetto amante e traditore, anche. Mi sembra inutile di descrivervi quello che io abbia sofferto, di atroce, la prima volta in cui il suo tradimento mi fu palese come la luce del sole. Io ho creduto di morire. Gli ero stata così lealmente fedele, ero così innamorata di lui, ero così saldamente legata a lui, che tutti i sentimenti in me erano crudelmente offesi, e palpitavano di angoscia e le loro ferite gemevano sangue. Amore, amor proprio, vanità, sincerità, non una cosa che non avesse la sua tortura, in quel tradimento. Egli negò sempre, continuamente, anche innanzi alle prove: e la sua negazione che mi parve una sfrontatezza, irritò maggiormente il mio furore geloso. Compresi, più tardi, quanta tenerezza e quanto rispetto vi era in quella negazione del tradimento. Ma in quella scena terribile, io aveva smarrita la testa. Lo lasciai, così. Non volli più vederlo; lo fuggii. Indescrivibili tormenti! Ero innamoratissima di lui e tutta la mia anima come la mia persona gli apparteneva: figuratevi, dunque, quale violenza io doveva fare a me stessa per non vederlo, per non scrivergli, per non pronunziare neppure il suo nome. L'ambiente del suo amore perdurava, intorno a me. Egli continuava ad apparire, dovunque potesse credere che io andassi, e dovetti, man mano, quasi chiudermi in casa, o uscire per vie deserte e lontane, abbandonando tutti i comuni ritrovi. Egli continuava a scrivermi e io non aveva modo d'impedirglielo, mentre m'imponevo delle pene atroci per non aprire le sue lettere che erano intatte in un cassetto. Tutte le vie, tutte le case, tutte le cose mi ripetevano un episodio del nostro amore: egli aveva messo il suo amore dappertutto: egli seguitava a farmi giungere l'eco della sua passione, come se mai mi avesse tradita infamemente, vigliaccamente. E tutto, senza lui, mi sembrava ombra e silenzio: inutile ogni dolcezza della vita; inutile il lieto trascorrere del tempo; inutile la mia esistenza istessa. La vista di qualunque uomo mi disgustava: Massimo Dias, il mio perfetto amante, mi aveva divisa dal resto dell'umanità e mi teneva per sè, tutta per sè, senza che mai, mai, fino a che avessi sangue nelle vene, un altr'uomo potesse esistere, come amante, per me.

Ebbene, io gli perdonai il suo tradimento. Per quali illusioni, io mi convinsi, non so bene: per quale ineluttabile bisogno di amore e dell'amore di Massimo Dias fui così debole, io so bene, ma non vi debbo spiegare. So che ridivenni l'amante di Massimo Dias, un giorno, così, naturalmente, in cui egli m'incontrò e io non ebbi la forza di evitarlo, in cui eravamo soli e non ebbi la forza di fuggirlo: un giorno in cui egli mi apparve così triste e così innamorato che io dissi a me stessa la gran parola, se non era un errore e una colpa rinunziare alla propria parte di felicità, comunque essa sia, questa felicità. Massimo Dias mi amava, me ne convinsi: il segreto della sua rinnovellata seduzione era sempre nell'amore, di cui era fatta l'essenza della sua anima e dei suoi nervi. Noi avemmo, in questa ripresa, dei grandi giorni, indimenticabili: nell'ora della morte io potrò tutto scordare, ma quelle giornate mi saranno in mente, nelle confuse visioni dell'agonia! Egli mi giurò che non mi avrebbe tradita mai, mai più, che se un errore aveva commesso—non poteva più negare, gli era impossibile—era stato così, senza che lui neppure lo sapesse. Così! Parola strana, è vero? Egli mi volle far credere che il tradimento era stato un fatto istintivo, di cui era inconscio, fuori della sua volontà, anzi, forse, contro: certamente, contro, poichè mi amava. Così!

Che dirvi? Massimo Dias mi tradì una seconda volta e anche più gravemente: e se questa seconda volta il colpo fu meno forte, la mia dignità fu più resistente. Egli negò ancora: diceva di no, di no a tutto, come un bimbo; alle mie ingiurie impallidiva e negava, sempre. Dopo questo secondo dolore, afflittissima, ma meno furente, io ebbi la cura dolorosa di analizzare tutta la mia sventura. Posatamente, io misurai tutto l'amore che avevo portato e che portavo a Massimo Dias: misurai il suo tradimento e il tempo e le circostanze. Freddamente, scesi in fondo al mio cuore e tastai la catena che mi serrava a Massimo Dias: mi parve incrollabile. Gelidamente, pensai che solo partendo, espatriando, non rivedendolo mai più, avrei potuto spezzare questa catena; ma che se restavo dove egli era, mi sarebbe bastato di rivedere il mio perfetto amante per esser sua, di nuovo. E, partendo, non sarei forse ritornata da me a rimettermi nelle sue mani? Con la massima glacialità, di fronte a così assoluta necessità, decisi di perdonargli novellamente, e sempre, e di esser sempre la sua amante, malgrado ogni tradimento. Più tardi, conoscendolo meglio, sono stata e sono anche più giusta con lui. Se si vuole un amante perfetto, bisogna subire il tradimento, soffrendo in silenzio. Il tradimento è uno dei caratteri della perfezione, in amore. Sarà una verità crudele, ma è così. Dalla sua stessa perfetta natura amorosa Massimo Dias trae questo istinto della mutabilità e, in fondo, egli non inganna nessuna donna, neppur me, anzi, me molto meno delle altre. Giacchè egli è sempre innamoratissimo della donna cui dice di amare, come ad ogni perfetto amante si conviene. Fedele all'amore, fatto di amore, egli non mente mai, parlando della sua passione. Fedele, incostante e perfetto.

IL PERFETTISSIMO AMANTE

(Luigi Caracciolo).

Uno sbadiglio atroce contrasse la bella bocca di Maddalena Herz e un piccolo grido esasperato di noia, un piccolo ruggito di sciacallo, le sfuggì dalle labbra:

—Che hai?—le disse gravemente Beatrice Albano uscendo dal torpore pieno di pensiero, dove era immersa.

—Tutti gli uomini sono sciocchi,—sentenziò Maddalena, con un atto sprezzante della mano.

—Tutte le donne sono ingiuste.