—Io non so quando torno: debbo andare ad esigere del denaro sino a Porta Capuana, dalla mamma di Ciccillo. Vicenzella arrossì: e, per un momento, la voce le tremò.

—Non la maltrattate, ma'—disse piano.

—L'interesse è una cosa e l'amore è un'altra,—disse gravemente l'usuraia, scuotendo i soldoni,—Ciccillo si mangia tutte le fatiche di sua madre.

—Voi non l'avete mai potuto soffrire, ma'—disse Vicenzella, chinando gli occhi, abbassando la voce, per reprimere la collera.

—E si mangia anche le tue!

—Voi non ci entrate, voi non mi siete madre. Matrigna, matrigna, come si dice, ma sempre matrigna siete!

—Poi, vedrai la verità,—soggiunse quietamente Gesualda, che non voleva litigare nella via.—Ti raccomando quest'anima di Dio.

Si allontanò lentamente, grassa, ondeggiante, con la pappagorgia che si allargava sul fazzoletto rosso. Vicenzella avea lasciato di far la calza, ancora tutta pallida dì collera soffocata.

—O Vice', Vice'—strillava la piccolina, attaccandosi alle sue gonnelle,—raccontami un racconto.

—Non ci ho la testa, Fortuné, lasciami stare.