—E poi se ne vanno. Non ci è che fare.
—O che brutta sorte! Basta, tu non hai più polipo e io vado a comperare due soldi di pesce fritto. Vicenzella aveva ricoperto il fuoco del focolaretto e in una conchetta di creta, sul marciapiede, lavava i piattelli e la pignatta: poi li mise ad asciugare al sole, sul parapetto largo. Ora, in piedi, dopo essersi passate le mani sui capelli giallastri, contava i soldi che aveva fatti, e prendeva le mosse per partire.
—Vicenze', io vengo con te,—mormorò la sorellina.
—Sì, sì,—disse Vicenzella, impazientita, rimettendosi i soldi in saccoccia.
Ma un giovanotto tutto agghindato si fermò innanzi a Vicenzella.
—La grazia vostra,—disse lui, toccandosi il cappello alla sgherra.
—Padrone mio, Pascalì.
—Vi debbo fare un'imbasciata.
—Vi manda Ciccillo?
—Sissignore, vi saluta assai assai e vi fa sapere come lui non ha potuto venire, perché ci è stata una combinazione di certi amici, che lo hanno invitato in una trattoria: e che si trova là e vi prega, se potete mandargli un paio di lire, perché non vuol far cattive figure. E vi saluta tanto e vi manda a dire come lui, fra una mezz'oretta, è qua.