—E perché ci vieni qua?—le disse selvaggiamente Vicenzella.—Rompiti le gambe in un altro posto.
—Così speriamo, di vederti morire uccisa!—esclamò la serva, andandosene.
Un vecchio pensionato, invece, ne comprò due soldi, non leticò sul numero, ma le scelse una per una, disfacendo i castelletti. Pazientemente Vicenzella li rifaceva, domandando a sè stessa, mentalmente, se la mezz'oretta era passata. Giusto, i bambini uscivano dalla scuoletta di don Ferdinando, l'ex capitano borbonico: erano le tre, dunque. I bimbi circondarono il banchetto di Vicenzella, strillando, pestando i piedi, mentre ella cercava di quietarli, fermando le loro mani impazienti: uno specialmente, voleva due centesimi di noci, voleva a forza quattro noci, piangeva, singhiozzando, stringendo convulsamente il due centesimino. Essa gliele dette, egli se ne andò, saltando. Già una striscia di ombra si allungava sulla via di Santa Lucia, e la gente vi s'infittiva: una lieve ombra si distendeva anche sulla faccia di Vicenzella. Aveva vendute tutte le noci, anche. un castelletto di piccolissime, anche un castelletto di fradicie: e restava inerte, con le mani sotto il grembiule, non perdendo mai di vista la discesa del Gigante, donde Ciccillo doveva venire. Fortuna era andata a giuocare con la bambinella di Mariagrazia l'acquaiuola, quando una donna si avvicinò a Vicenzella. Era una donnina magra e bruna, con un filo di coralli rossi al collo, e un vestito di percallo giallone.
—Salute, Vice',—disse, deponendo per terra una canestra vuota.
—Sei stata a portare la biancheria?
—Già: torno adesso da Porta Capuana.
—Hai esatto?
—Ma che! Figurati che ho scambiato una camicia alla signora e non ha voluto pagare. È proprio una disperazione. Stasera, vedi, avevo promesso a Ciccillo, a quel povero fratello mio, così buono, di fargli certi maccheroni con le alici e con l'olio, che gli piacciono tanto. Sta fresco! Pane e acqua se li vuole.
—Gli piacciono assai?
—Assai.