«Nessuno?»

«Nessuno; è carnevale.»

«È vero; tutti sono al Corso: dovevo andare anch'io...»

E si accostò al largo terrazzo soleggiato, donde si vedeva tutto il mare magno della folla clamante, in Piazza del Popolo: egli provò una fitta al cuore, come se quello spettacolo gli togliesse una parte della sua felicità. Ella appoggiò al parapetto la mano sottile inguantata di camoscio: e guardò quei grandi flotti oscuri di gente, da cui saliva un rombo come di vulcano.

«Come si divertono, laggiù!» ella mormorò melanconicamente.

Egli l'aspettava, tenendosi indietro, preso da un senso d'impazienza.

«Venite via,» le disse.

Ella voltò le spalle alla città, internandosi con lui nel grande viale a sinistra; e guardava in terra, come se pensasse profondamente.

«Nessuno, nessuno,» diss'ella, come sollevata. «È una fortuna che sia carnevale. La gente impazzisce. Non preferireste voi essere laggiù?...»

«Come potete credere...» cominciò lui, addolorato.