«E perchè?»
«Perchè non vogliono.»
«Chi non vuole?»
«Quelli,» e tendendo la mano, indicò Roma e Piazza del Popolo, dove alta ferveva la follia carnevalesca.
«Non sapete chi siano.»
«Sono la coscienza: io non saprei ingannare, amando.»
«Voi non amate,» fece egli con amarezza.
«... Forse,» diss'ella, perdendosi nella contemplazione di Monte Mario.
«Venite via, venite via,» ripetette lui, preso da un'angoscia di pentimento, volendo sottrarla allo spettacolo della folla.
Infatti, com'ella volgeva le spalle al panorama di Roma, il volto le si serenava e pareva che i pensieri prendessero un corso meno lugubre. La grande pace campestre del colle Pinciano, quella solitudine, quel primo fiato di primavera, quel dolcissimo pomeriggio fra il verde e il tepore dell'aria, quello sguardo innamorato e reverente con cui egli la circuiva, quella fedeltà con cui la seguiva, quel rispetto amoroso con cui le parlava, le facevano scordare l'urlio, la gazzarra della città ammalata di carnevale, le facevano scordare che un altro mondo esistesse, oltre la campagna, oltre la primavera, oltre l'amore.