Oh, egli bene intendeva che un poco di quell'anima era sua, che gli era pietosa in quell'ambiente deserto, fra le piante, le cadenti acque della fontana, l'orizzonte agreste e semplice: indovinava che quel poco di anima femminile gli sfuggiva, che quel cuore gli si chiudeva, appena il vasto e duro orizzonte cittadino se ne impossessava, appena la grande voce della folla saliva sino alle sue orecchie.
Nella solitudine, fra il novello germoglio degli alberi e dei fiori, in tanta soavità di cose e di cielo, ella era buona e cara e amorosamente compassionevole: ma al cospetto della maligna e dura città che non perdona, ella chiamava tutto il suo coraggio per diventare inflessibile, s'irrigidiva nella sua volontà di chiedere e di ottener sacrificio dell'amore. Così egli faceva di tutto perchè non ritornasse più verso il grande terrazzo, verso la breccia cittadina, persuaso che l'ora e il tempo e la stagione l'avrebbero indotta a mitezza. La trattenne presso il parapetto, donde giù giù si vede quello stretto budello che è la Via delle Mura: non vi passava un'anima.
«Non bisogna amare troppo tardi,» riprese ella, con un'infinita dolcezza di mestizia, «è inutile, è doloroso. Dove eravate voi cinque anni fa?»
«Laggiù, in Basilicata,» rispose, con un gesto vago.
«Io lassù, lassù, nei monti, fra le nevi. Credevo alla neve dei ghiacciai, io, il ghiacciaio che nulla vince. Ho sposato don Silvio: egli era buono, io non sapevo nulla del sole. Ora, il sole viene per me troppo tardi.»
«Non lo dite, non lo dite,» egli mormorò.
«Non possiamo fare convertire la neve in fango, amico.»
Un silenzio regnò: egli era pallidissimo, come se dovesse morire. Ella aveva gli occhi pieni di lagrime: e lui, guardava quelle pupille nuotanti, tremante di vedere scorrere quelle lagrime, commosso come se quella fosse l'ultima sua ora.
Ma non le disse quanto soffriva: non voleva, non sapeva lamentarsi: tutto quanto veniva da lei era bene, era dolcezza. Con quel profondo altruismo che dànno i veri e forti amori, egli dimenticava tutta l'angoscia propria, guardando quei begli occhi lagrimosi, vedendo la piega dolorosa di quelle labbra. Il dolore di lei lo scoteva e lo esaltava; una grande, spasimante voluttà sentimentale lo trasportava.
«Eppure per me la vita è molto dura,» continuò lei, fievolmente, come se la emozione la accasciasse. «Io non ho figliuoli per riscaldarmi il cuore con l'amore materno: accanto a me, vi è un vecchio dall'anima gelida per me, avvampante di passione per un'altra cosa, per un'altra idea. Oh se sapeste, amico, che è questa solitudine, questo eterno silenzio!»