«Ma perchè rinunziate?»

«Così,» disse lei, come se quella fosse la inesplicabile parola della fatalità.

E camminò di nuovo, tacendo, ma sempre più lentamente, come se la stanchezza la signoreggiasse: egli la seguiva, senza vedere più niente, senza intendere più nulla, in uno di quegli oblii dell'anima e dei sensi.

Cadeva il sole, dietro San Pietro, fra la Chiesa e Monte Mario.

«È finita, amico, è finita, mi pare quasi di essere morta. La gente vede la mia faccia serena, la mia tranquillità imperturbabile, e non deve saper altro, non deve indovinare la verità. Ma non vi è più nulla qui dentro.»

E dette un colpettino sulla mantellina, al posto dove il cuore batte. E non sentì quale ferita crudele portava al cuore di quell'uomo innamorato, dicendogli che mai potrebbe amarlo. In quell'ora e in quel posto, ella si lasciava andare a uno di quegli sfoghi malinconici ed egoistici delle anime che restarono lungamente chiuse: ella non vedeva più il suo compagno, si abbandonava a tutta la personale amarezza di un cuore giovane e deluso.

«Eppure,» mormorò lui, «vi è accanto a voi un'amicizia schietta e tenace, una devozione a tutta prova: quello che voi volete, egli vuole; il suo desiderio di giovarvi, umilmente, segretamente, non conosce nessun limite...»

E si arrestò, perchè la voce gli tremava, perchè le parole lo affogavano, perchè questo suo amore, esorbitante, parea volesse traboccar tutto.

«Grazie, grazie,» ella disse con un lieve sorriso mesto, che le rischiarò la fisonomia, «io lo so...»

«Non potete, non potete sapere, non ve l'ho mai detto, non ve lo dirò mai, non so dirvelo: vi assicuro che è la devozione più grande... perchè respingerla? Come potete rinunziarvi?»