Acuto l'odore delle rose di maggio. Ella ne odorò una a lungo.

«E in fondo alla piazza, per contrasto a tanta chiarezza, ai bei palazzi bianchi, alle ricche botteghe d'oggetti d'arte, quanto è mai strano quel grande palazzo bigio, severissimo, su cui stanno scritte le parole: Propaganda Fide! — Propaganda Fide! non vi sembra che queste due parole abbiano qualche cosa di vasto e di misterioso, che si allarghino repentinamente per tutto il mondo? Io spero che voi siate credente, amico.»

«Se voi credete, io credo, Angelica.»

«È così volgare essere atei! La religione è bella, è buona, vale molto più di molte cose che il mondo apprezza. Siete mai stato in qualche chiesa di Roma?»

«Ho visto le basiliche per curiosità di arte.»

«Sì, sì, sono grandi chiese vuote, non servono a nulla. Bisogna vedere le piccole chiese di Roma, quelle che servono per pregare. Ve n'è una quassù, la Trinità, dove cantano le monachelle, ogni domenica, dietro la grata: che soavità di canto! Non le vedete, vi sembrano anime esalanti il loro amore e il loro dolore. Ci andremo una volta insieme, dite, nevvero?»

«Se voi volete, io ci verrò.»

«Io vorrei che pensaste quello che penso, amico mio: vorrei che sentiste quello che sento. Non indovinate, forse?»

«Vi voglio tanto bene, indovinerò,» disse lui, con quella soffocazione di voce che gli veniva quando le parlava del suo amore.

«Non dite questo,» ella mormorò arrossendo come una fanciulla, «avevate promesso di non dirmelo.»