«Non posso, ve lo assicuro, sono restata già troppo.»

«Che vi fa un altro pochino?»

«Nulla mi fa, ma a che serve? Un minuto di più, cinque minuti di più, che vi fanno?»

«Non mi tormentate, Angelica, siate buona, concedetemi altri cinque minuti.»

«Rimarrò, ma esigete troppo,» diss'ella, crollando il capo, come una mamma che concede, sforzata, una chicca al fanciulletto che strepita.

E stettero fermi, presso la porta del salotto, una innanzi all'altro, ella come annoiata e impaziente di andar via, egli come imbarazzato e pentito di averla trattenuta. A un tratto un pensiero cattivo contrasse il viso di Sangiorgio:

«È vero che non volete tornar più?»

«Tornerò, tornerò,» mormorò ella, facendo per uscire, parendole che già fossero passati quegli eterni cinque minuti.

«Oh, non lo dite, voi non tornerete, non volete tornar più,» riprese lui, tutto agitato, incapace di resistere a questa idea; «perchè ingannarmi? Ora ve ne andate, ma non ritornerete più, lo so, qualcuno me lo ha detto, dentro di me.»

«Ritornerò, ritornerò,» continuava a dire ella, con la sua voce dolce e ferma che aveva il potere di calmarlo. E per dargli la tranquillità, lo tenne per un momento sotto la freschezza del suo sorriso, sotto la serenità del suo sguardo.