«Ohimè, sono una triste amica, io,» soggiunse ella con un sorriso mesto: «non vi allieterò certamente la vita. Val meglio perdermi che guadagnarmi, ve lo assicuro.»
«Io vi amo così, io vi amo come siete, io vi amo per questo,» soggiunse lui, con una certa violenza. Ella tacque un momento, guardando la striscia di sole meridiano che attraversava la tendina di merletto di un giallo antico e si distendeva sul tappeto, sino al mucchio di cuscini di seta rossa che aspettavano una bella donna stanca. E un pensiero le venne, ella si alzò di scatto:
«Vado via,» disse.
«No, no,» egli mormorò, smarrito, come se non si attendesse mai a quello schianto.
«Debbo andare,» rispose ella, seria.
«Perchè?» chiese egli, infantilmente.
«Per questo,» ed era ritornata al sorriso, per la ingenuità della domanda.
«Restate ancora, siete giunta adesso.»
«È un'ora, è già tardi, debbo andare.»
«Un altro poco, un altro pochino,» insisteva lui, nella puerilità del suo amore.