«Non vi piace l'aspettarmi forse? Avvi alcuna cosa che vi piace di più?»

«Nessuna, Angelica, nessuna.»

«Ebbene?»

«Ebbene, se sapeste, per chi ha la dolcezza di aspettarvi, Angelica, quale amarezza è il non conoscere nè il giorno, nè l'ora in cui arriverete! Questo ignoto è un tormento, è un incubo, è una sofferenza così grave, nel cuore, nel cervello, Angelica, che se la sapeste, vi farebbe una grande pietà. Doveste anche ingannarmi o non potere, ditemi un giorno!»

«Oggi è domenica,» ella disse, pensando, «nè domani, nè dopo domani, nè mercoledì, il mio tempo è preso crudelmente. Verrò giovedì, sì, giovedì, credo di poter venire giovedì.»

«Non prima?»

«Chissà! forse potrei, un minuto, in uno di questi tre giorni... ma giovedì, sicuramente. A rivederci, amico.»

«Oh restate!...» egli gridò, trattenendola per la mano.

«È una fanciullaggine: a rivederci,» e fuggì per le scale, come liberata.

Immediatamente egli sentì come mancarsi la vita: pareva che tutto il sangue gli fosse andato via, per una ferita. Non dette neppure un'occhiata al salotto dove erano stati, al posto dove si erano seduti accanto: prese il cappello e scappò via, nella necessità di raggiungere Angelica, nella folle speranza di raggiungerla. La piazza, piena di sole, nel mezzogiorno, lo abbagliò: e istintivamente si buttò per via dei Condotti. Ma non vedeva in niuna parte il bel vestito bigio e la veletta bianca: a mezza strada tornò indietro, si mise a correre verso Propaganda Fide, quel nome gli era rimasto, si perdette per S. Andrea delle Fratte, la Mercede, San Silvestro, come istupidito, come colui che ricerca con cura un oggetto, che sa sicuramente di avere smarrito.