«Neppure. Preferisco venir da voi, Sangiorgio,» ribattè il ministro, brevemente, rialzando il capo.
«A piacer vostro,» rispose Sangiorgio, con lo stesso tono di voce, avendo inteso tutto. «Andiamo.»
Si avviarono per Piazza Colonna, taciturni, fumando i loro sigari, guardando le loro ombre che si disegnavano in terra, in quella notte lunare. All'angolo di Via Cacciobove, Sangiorgio volle voltare.
«Di qua?» domandò don Silvio, con un dubbio.
«Già.»
«Non abitate voi, Sangiorgio, in Piazza di Spagna, numero 62?»
«Avete ragione, don Silvio,» soggiunse ancora Sangiorgio, con freddezza.
Camminarono pel Corso, sempre senza parlarsi, incontrando quelli che uscivano dai teatri estivi, il Quirino, il Corea, l'Alhambra, e che malgrado la notte, riconoscendo l'alta statura del vecchio ministro, se lo indicavano, sottovoce, voltandosi ancora a guardarlo, pigliando Sangiorgio per un segretario, per un impiegato. Andavano lenti lenti. A Via Condotti non incontrarono più nessuno: nessuno a Piazza di Spagna. Il portoncino numero 62 era chiuso, ma Sangiorgio aveva la chiave, sebbene non ci fosse mai venuto di notte: per le scale oscure egli accese un fiammifero, don Silvio veniva di dietro, sempre fumando. Nell'anticamera l'antica lampada a olio, perpetua, gettava delle ombre tragiche sul nero cofano di nozze, di legno scolpito, sulle sedie dalla spalliera alta; nel salotto dove mai lume era stato acceso, Sangiorgio si trovò imbarazzato, girava col fiammifero in mano, non sapendo come far la luce; alla fine trovò un sottile candeliere di bronzo, pompeiano, in cui tre candele rosee erano infitte, e le accese. Si sedette, dirimpetto a don Silvio, già seduto; costui aveva buttato il sigaro sul pianerottolo, lasciato il cappello in anticamera e teneva il capo abbassato sul petto: di nuovo, la lente pendeva sul soprabito, don Silvio era in uno dei suoi momenti di raccoglimento.
«Io aspetto, don Silvio,» disse Sangiorgio, frenando a stento l'impazienza della sua voce.
«Pensavo, Sangiorgio,» cominciò quietamente il ministro, «quanto il desiderio di ammazzarmi debba essere violento in voi.»