«... Sì, mi piace.»
«Ebbene, ci vada, la sera: si divertirà. È seducente, non bella: certe sere è irresistibile. Canta benissimo. Talvolta, non spesso, ha dello spirito. Parla troppo. È una buona figliuola.»
«Che donna è?» insistette Sangiorgio.
«Che posso dirle?» e si strinse nelle spalle. «Non sono giunto a essere suo amante; dipenderà da quella quistione del voi e del Lei.»
«E si chiama?»
«Donna Elena Fiammanti.»
Erano giunti sul piazzale dell'Accademia di Spagna, deserto in quella rapida caduta di sole invernale.
«Ecco Roma!» disse Giustini, innanzi al parapetto della terrazza. «L'aveva mai vista, tutta, così?»
«No, mai.»
«È grande, grande assai,» disse sottovoce il maligno deputato toscano, con una malinconia nell'accento.