Parlava, con le due braccia abbandonate lungo i bracciuoli del suo seggiolone, appoggiando la testa alla spalliera. La luce della lampada faceva scintillare l'oro con cui era ricamato l'alto goletto della sua maglia e traeva una scintilla da una fibbia d'oro, sopra la scarpetta nera: il piedino si avanzava, un po' grasso, ma inarcato.

«Non sarete mai sola, credo».

«No, mai,» rispose ella francamente; «la solitudine è odiosa».

«Infatti.....» assentì lui, vagamente.

«No, no, non mi date ragione per cortesia. Lo so che voialtri uomini, massime quando avete una grande ambizione o un grande amore, desiderate la solitudine. Ma noi donne, no. Noi abbiamo bisogno della gente. Se una donna vi dice che preferisce la solitudine, non ci credete, Sangiorgio; vi inganna per bontà o per non discutere. Esse sono tutte come me, o, piuttosto, io sono donna come le altre. La gente mi diverte. Anche uno sciocco m'interessa. Oggi, alla Camera, per esempio.....»

«Per esempio?...» fece lui, con un mezzo sorriso.

«Vi era uno sciocco dietro a me, nella tribuna della presidenza: mi ha parlato di scempiaggini, per un'ora».

«E non vi ha seccato?»

«No, mi ha impedito di udire il discorso del ministro. Fumate?»

«Grazie».