Ella gli porse la scatola degli avana. La mano era grassoccina, con certe unghie rosee, lucidissime.
«Avete fatto un bellissimo discorso, oggi, Sangiorgio», riprese ella, accendendo una sigaretta gialla.
Sangiorgio alzò gli occhi su lei, senza rispondere.
«Se ci tenete, comperate i giornali domani: saranno pieni di voi».
«Non mi pare: il ministro è molto amato».
«Bah!... egli è come Aristide: i suoi concittadini si sono annoiati di udirlo chiamare giusto. Non v'illudete per questa citazione, Sangiorgio: io non so nè il greco, nè il latino. Sono ricordi di giovinezza, quando leggevo».
«Ora non leggete?»
«No, i libri mi annoiano».
«Sono inutili».
Il cameriere entrò con un piccolo vassoio di bambù e col caffè: anche le tazze erano giapponesi, di una porcellana delicatissima, azzurrina.