«Un duello, un duello!... chi si batte?» esclamò il grosso Paulo, finendo di dar dell'asino al suo amico Berna, che gli dava dell'imbecille.
«Qui, l'onorevole Sangiorgio, con Oldofredi,» spiegò Correr.
«Bell'avversario, perdio! È mancino, Oldofredi: bisogna che Ella ci pensi, onorevole Sangiorgio.»
«Non lo sapevo: ci penserò.»
«E i padrini, chi sono i padrini?» domandò l'enorme Paulo, il colosso, il molosso, che qualunque duello inebbriava.
«Il conte di Castelforte e Rosolino Scalìa: li aspetto a pranzo,» disse cortesemente Sangiorgio.
«Benissimo, buona scelta, sono padrini poco arrendevoli, non vi riconcilieranno sul terreno.»
«Era inevitabile il duello, Sangiorgio?» chiese Scalatelli.
«Inevitabile.»
«Oldofredi è fortunato, Sangiorgio; mi sono battuto con lui, anni sono: m'ha ferito al polso,» spiegò placidamente Scalatelli.