I due padrini si levarono, parlarono altri cinque minuti sottovoce col loro primo, in piedi, stretti a gruppo. Dalle tavole si guardava con curiosità, ma le tre facce erano impassibili: fu fatto un grande scambio di strette di mano vigorose e di saluti. Sangiorgio, rimasto solo, pagava il conto. Quelli dell'altro tavolino andavano via anche essi, si licenziavano da Sangiorgio.

«Buona fortuna, collega: in bocca al lupo,» disse Correr.

«Buona mano, onorevole Sangiorgio,» soggiunse Scalatelli.

«Si metta un corno addosso, se crede alla iettatura,» suggerì Berna.

Ma dal mezzo della sala, l'immenso Paulo subitamente familiarizzato, urlò, ridendo:

«Addio, neh, Sangiorgio: tira alla faccia!»

Egli capì che tutti e quattro se ne andavano poco convinti dell'esito. Uscì due minuti dopo di loro. Sulla porta incontrò un reporter di un giornale del mattino che gli chiese notizie.

«Nulla ancora,» rispose Sangiorgio.

«Nel caso.... nel caso, domani, posso venire a casa Sua per prendere notizie?» insistette il giovanotto imberbe, dall'aria ingenua.

«Angelo Custode, 50,» fece l'altro, allontanandosi.