Al Caffè di Roma, il presidente finiva di pranzare col suo amico, il colonnello Freitag, il grosso uomo dall'aria infantile, dalla voce stridula e sottile: il presidente aveva l'aria stracca di persona che si riposa finalmente da una fatica improba. E subito, vedendo Sangiorgio, andò allo scopo:

«Si può conciliare questo brutto affare, onorevole collega?»

«Non lo credo, signor presidente.»

Il presidente frenò un piccolo moto nervoso e si morsicò un po' le labbra.

«Vediamo, onorevole collega, non vi è stato un po' di malinteso? Un duello fra due deputati è una cosa grave, non bisogna farlo per nulla.»

«Non vi è stato malinteso, glielo assicuro, presidente.»

«Capisco queste cose: Oldofredi è un po' vivace, Ella è giovane, avrà preso a male qualche scherzo. Bisogna badarci a queste cose, collega: domani i giornali parleranno, ne nascerà uno scandalo.»

«Spero di no: a ogni modo, non vi è rimedio.»

«Nessuno tratterrà Oldofredi dal dire che Ella, Sangiorgio, ha cercato questo duello per far del chiasso.»

E il presidente gittò uno sguardo scrutatore sulla faccia del deputato meridionale, ma vi lesse la indifferenza, l'impassibilità, e parve che rinunziasse al suo progetto di riconciliazione.