La faccia di Sangiorgio, a cui era corso un violento impeto di sangue, si affissò in lui: Oldofredi sputò via l'anemone, e con un movimento elegante si scosse il paletot dalle spalle.

«Signori: a due gentiluomini come voi sarebbe ingiuria raccomandare di comportarsi con perfetta cavalleria. Vi rammento soltanto che dovete fermarvi immediatamente appena udrete la parola Alt! che non dovrete attaccare se non al comando: A voi! Andiamo.»

Diede un'occhiata a Lapucci, che gli rispose con un'altra occhiata; e comandò:

«In guardia.»

Oldofredi, con un movimento quasi insensibile avanzò la gamba destra, piegò ad un angolo il braccio e la sciabola, si appoggiò sulle gambe. Sangiorgio andò in guardia con un salto, stendendo il braccio destro e la sciabola in una linea così retta e così dura, che pareva un pezzo di ferro.

«A voi!» comandò Castelforte.

E si slanciarono. La sciabola d'Oldofredi battè quella di Sangiorgio che s'era buttata di punta, e la scartò, poi cadde sul guantone imbottito; ma Sangiorgio rialzando con impeto brutale il braccio e il ferro, sollevò la lama del nemico, e per poco non gli ruppe il muso con l'impugnatura.

«Alt!» gridò Castelforte, interponendo la sua sciabola. I due combattenti si staccarono e tornarono al loro posto. Oldofredi, un po' pallido, sorrideva: aveva capito l'avversario; ma Sangiorgio, a cui era entrata nel petto una furia di toro che abbia visto del rosso, teneva la bocca chiusa e respirava con violenza dal naso.

«In guardia!» disse di nuovo Castelforte. Sangiorgio, col braccio teso e la punta della sciabola alla faccia dell'avversario, lo guardava fisso con occhio così torbido e così minaccioso, che Oldofredi se ne avvide.

«A voi!» disse Castelforte.