Lei, per parlare con lui, si era alzata dalla sedia, si era messa all'angolo del balcone, curvandosi per veder meglio, e non li divideva che lo spazio di una stanza; le due case erano vicine.

—Vi basta?—chiese Luisa ridendo ancora.

—Mai abbastanza. Sono un uomo morto, Luisa. Ma quando sarò da quattro giorni nella tomba come Lazzaro, veniteci voi e ridete; io risusciterò, ve lo prometto.

—Ci vedremo allora, non mancherò—diss'ella ridendo.

Poi tacque improvvisamente. Massimo, per ringraziarla, si mise a cogliere dei gelsomini bianchi, odorosissimi, li raccolse in pugno, tentò due volte di buttarglieli sul balcone: ma erano così leggieri che caddero in istrada, candidi, roteanti.

—Peccato, peccato!—gridò lei, che aveva indovinato il grazioso pensiero.

E restò a guardare, giù, come se potesse ancora scorgere quella pioggerella di gelsomini odorosi. A un tratto, ella diede un piccolo grido:

—Che è?

—Ne ho trovato uno, per terra. Grazie! Sul balcone di Luisa un'ala di ventaglio si agitava ed egli ne vedeva luccicare le stelline:

—Siete voi, che avete quel ventaglio?