Egli le offerse il portasigarette russo, di argento, aperto: ella ne prese una, di sigarette, con le dita sottili: ma mentre gli chiedeva del fuoco, Massimo, preso da un subitaneo moto di collera, le strappò la sigaretta e la buttò giù, pei greppi.
—Non fumate, è una brutta cosa, somigliereste a tante donne che fumano…. tante donne….
—Come volete—disse ella, rassegnatamente.
Ma avendolo visto restar torvo, seccato, cogli occhi bassi, battendo col tacco contro il muretto, ella voltò le spalle e si allontanò un poco, girovagando, discendendo verso i Bagnoli, risalendo, affacciandosi alla vallata. Egli la seguiva con lo sguardo, ombra bianca attraverso il chiaror bianco della luna, camminare senza rumore, con appena un fruscio del vestito fra le erbe; e quando ella ritornò a lui, portava dei ramoscelli fioriti di menta selvatica. Picciolissimi fiorellini lilla sopra minutissime foglioline verdi; ella ne odorò un ramoscello e glielo porse.
Il viso di Massimo parve si rischiarasse: egli prese il ramoscello, l'odorò lungamente e poi, invece di metterlo all'occhiello, lo nascose nell'apertura del soprabito, dentro, dentro, in modo che non si vedesse più, deposto e serrato sul petto. Allora ella fece un passo e con un salto leggiero gli si sedette accanto sul parapetto. Tacevano. Adesso voltavano un po' le spalle al paesaggio marino e avevano innanzi solo la via donde erano venuti e le campagne basse di Fuorigrotta. Ma guardavano, forse, senza vedere. Erano seduti proprio accanto, le spalle e le braccia si sfioravano, ad ogni lieve movimento. Sempre fumando la sua sigaretta, egli le sollevò la mano guantata e ne arrovesciò lentamente il morbido guanto di camoscio. Pallida e sottile apparve la manina della fanciulla, col braccio rotondo e bianco.
—Avete una bella mano, Luisa—disse.
Le sue labbra, delicatamente si posarono sulle dita piegate della bella mano: un bacio che era un soffio. E restò a giocherellare con le dita, senza poter lasciare quella mano. Ella non poteva parlare.
—Perchè non portate tutti quei cerchiolini di oro, di argento, di platino, quei braccialettini che tintinnano, salgono e scendono, continuamente, quando la donna si muove? Sono carini, è vero?
Ella lo fissò, trasognata, come se non avesse udito che l'armonia della sua voce, senza intendere il senso delle parole.
—Sono carini….—egli ripetè—ve li donerò io, se li volete da me; mi piacciono tanto.