—Voi mi dite sempre delle cose tristi—ella osservò malinconicamente, con un lagno infantile.

—Ho torto—confessò lui—anche questa bell'ora dev'essere guastata.
Scusate, cara. Vi assicurò che sono molto infelice.

—E perchè?—ella chiese, curvandosi a interrogare il suo volto.

Ma gli aveva sfiorato con la guancia la spalla.

—Ho scherzato—rispose Massimo, con la voce un po' alterata.—Volete sedervi?

E le lasciò il braccio, si sedette sul parapetto e accese una sigaretta. Ella, in piedi, un po' triste di essere stata abbandonata, con le braccia pendenti lungo la persona, lo guardava.

—Volete fumare?

—No—ella disse.

—Peccato! una sigaretta è deliziosa, qui, a quest'ora.

—Se vi piace, la fumerò.