—Massimo…. Massimo….—ripeteva lei, calmandosi dolcemente, come se una speranza le rinascesse nel cuore.
—Se è vero che mi vuoi bene, devi farmi una promessa….
—Prometto.
—…. Di esser buona, di non piangere, di ascoltare con pazienza, con rassegnazione.
—Prometto—mormorò lei.
—Senti, senti—riprese lui, tenendole le mani, guardandola, sempre negli occhi—te lo debbo ripetere, tu fai male ad amarmi: io non merito questo tesoro così prezioso, della tua giovinezza, del tuo cuore, io sono un uomo senza gioventù, senz'entusiasmo e senza illusioni. Io so tutto, io ho conosciuto tutto, io ho cento anni come Faust e non vi è più Margherita che possa farmi ringiovanire. Io sono un uomo morto, Luisa. Perchè ti sei innamorata di me?
—Così—diss'ella, con la voce monotona della disperazione.
—Senza una ragione?
—Così.
—Non basta, Luisa….