—Sì: un'altra volta—rispose nettamente, buttando nel canale la sigaretta spenta.
—…. Molto tempo fa?—aggiunse ella, con la freddezza e la tenacità di un giudice che interroga.
—…. Non molto.
Ella tirava, macchinalmente, ad una ad una, le violette dal mazzolino che teneva nelle mani e dopo averle fatte girare intorno al dito, le buttava in acqua, seguendole un momento con l'occhio. Poche ne rimanevano, smorte, quasi appassite nella larga foglia verde che le accartocciava, penzolanti sugli stelucci.
—Eri solo?—finì d'interrogare lei, sempre tenendogli piantati gli occhi sul volto.
Egli non rispose, nè prima, nè dopo, sentendo la crescente crudeltà di quel dialogo. Non rispose e volse il capo altrove. Allora ella, con l'aria di una persona perfettamente convinta, guardò un'altra volta le sue ultime violette e con un atto risoluto, le buttò in laguna, tutte. Ostinatamente, per nascondere il rivolgimento del suo spirito, egli guardava dall'altra parte; e anch'essa si mise a fissare un punto qualunque dell'orizzonte. Una brutta gondola passò: le finestrine del felze, senza i soliti delicati ornamenti di ferro lucido, erano chiuse coi lucchetti, come una cassa forte. E sulla porticina del felze, a guardia, stavano seduti due carabinieri in tenuta di viaggio e coi fucili fra le gambe, immobili, in quell'attitudine seria, pensosa, che dà loro come una nova aureola di rispetto. Era la gondola del carcere che avendo preso alla stazione i carcerati e i carabinieri, li conduceva per la laguna, alla tetra dimora. Grazia seguì con l'occhio il nero convoglio filante sulle acque; poi abbassò il capo sul petto, reprimendo le ardenti lacrime che le salivano agli occhi. Fu più innanzi, in un canale laterale che si lega al Canal Grande nel sestiere di Dorsoduro, che incontrarono la più tetra barca della laguna. Era tutta nera, come le altre, ma mancava di quella grazia civettuola della gondola di passeggiata: non aveva, a prua, il rostro lucido; era più larga, più piatta; si dondolava goffamente sulle acque: e i due gondolieri, invece del solito gabbano fra cittadino e marinaro, invece del solito berretto, portavano una giacchetta nera e un cappello a cilindro, con una coccarda nera. Stava ferma, la gondola, innanzi a un portoncino aperto; due o tre donne erano sotto il portoncino.
—Che è quella gondola?—disse Grazia al gondoliere, scattando in piedi.
—È la gondola dei morti, eccellenza: quelli sono i becchini.
—Andiamo via, andiamo via, Grazia—disse Ferrante rompendo il silenzio, dolcemente, volendo infrangere il malo incantesimo di quella giornata.
—No, no, voglio vedere—disse lei, duramente—gondoliere, fermati un poco.