—È il Canale Orfano, eccellenza.

E la gran leggenda tragica, che era durata, sinistra e tetra, per centinaia di anni, la leggenda di tutti quei condannati, innocenti o rei, che dopo aver agonizzato per giorni e mesi nelle carceri soffocanti della Repubblica, in una notte oscura, facevano l'ultimo loro viaggio sotto il felze opprimente della gondola, per essere strangolati tacitamente e gittati nelle acque profonde del Canale Orfano, si parò innanzi alla fantasia dei due amanti, con tutti i fremiti di sgomento che tale visione truce può dare.

—Il fondo deve essere coperto di scheletri—disse donna Grazia, guardando fissamente l'acqua.

—Torniamo indietro—soggiunse Ferrante con voce alterata.

Tornarono: e come il gondoliere affrettava il movimento dei suoi remi, donna Grazia gli fece cenno, con la mano, di far piano: pareva che temesse di disturbare quei morti. Ancora, silenziosi, vogarono per i canali, muti, quasi stanchi, non guardandosi neppure. Il movimento della gondola, a lungo, li gittava in un intorpidimento di tutti i sensi; tanto che neppure l'ora fuggente aveva più valore per essi. Canali seguivano canali: l'acqua era, dove verdastra, dove bigia, dove semplicemente torbida, dove con un'opaca oscurità di carbone: palazzi seguivano i palazzi, portoni pesanti chiusi come da secoli, gradini corrosi dalla salsedine, alti pilastri piantati nelle acque per legarvi le gondole e che s'inclinavano come se fossero presi da una inguaribile debolezza, finestre senza cristalli, ma le cui imposte verdi sembravano sbarrate per sempre. Ogni tanto un monastero, una chiesa, una bottega d'infilatrice di perle; di nuovo portoni chiusi a catenaccio e finestre serrate sino all'ultimo piano. La linea era pura, bella, artistica: la poesia che traspirava da tutto l'ambiente era grande, ma portava un profumo di fiori morti. E i due cadevano in un languore di mestizia che ne domava ogni entusiasmo, che ne annullava ogni impeto di vitalità.

—Qui, dicono fuggisse Bianca Cappello, per andarsene con l'amante a Firenze—disse Ferrante indicando una finestra bassa di un grande palazzo.

—Oh!…—fece Grazia, senza aggiungere altro.

E dopo un poco, sogguardando l'uomo che amava, facendo cadere le parole, ad una ad una, gli chiese:

—Tu sei stato un'altra volta, a Venezia?

Egli intese la profondità della domanda e il pericolo della risposta: una rapida emozione gli scompose il volto. Ma fu incapace di mentire.