—Portano il lutto della repubblica—rispose Ferrante, che aveva accesa una sigaretta e fumava.

—Veramente?—fece ella, guardandolo.

—Veramente.

—È triste, è triste—susurrò lei, colpita.

Ma sbucavano in Cannaregio, il quartiere popolare, le cui case sono piccole, le cui finestre sono adorne del bucato familiare, le cui fondamenta sono continuamente battute dai vivaci zoccoletti delle donne: ed è un andirivieni, al sole, di bimbi biondi, di donnine dai capelli neri e ricci, a ondate fulve, di uomini piccoli e tarchiati dai mustacchi folti, ispidi e rossastri, mentre l'allegro e lezioso dialetto forma un brusìo, dovunque. Anzi, dinnanzi a una casa, vi erano certi suonatori di chitarra, seduti per terra, mentre una donna in piedi, sotto l'arco del portone, cantava una bizzarra melopea, gutturale, quasi orientale, chiamata la strega, che un coro di donne e di bambini riprendeva, a ogni ritornello, con voce sorda e grave.

—Qui sono allegri, almeno—disse donna Grazia, un po' rinfrancata, sollevandosi sui cuscini.—Restiamo qui, un poco.

Sotto l'arco di un ponticello, accanto al traghetto, la gondola si fermò. I due amanti tacevano, mentre il gondoliere si riposava. La canzone della strega continuava, grave, come una canzone di Costantinopoli o di Algeri: ma i suonatori e i cantanti sogguardavano spesso i due signori della barca, intimiditi, mentre la musica, a poco a poco andava diventando più debole, più bassa, come scoraggiata dalla presenza di quegli estranei. Una ragazza snella, dallo sciallino di lana rossa, che distendeva una fune da un anello ad un altro sulle fondamenta, per mettervi ad asciugare delle matasse di seta tinta, si fermò nel suo lavoro, facendo solecchio con la mano, per vedere se quei signori se ne andavano.

—Andiamo via, non disturbiamo questa buona gente—disse Grazia.

—Sono poco abituati ai forestieri: il Cannaregio è un quartiere di poveri, di operai—rispose Ferrante.

La barca si allontanò, mentre, alle spalle, ricominciava l'allegro brusìo del dialetto, ricominciava il ticchettìo degli zoccoletti sulle fondamenta di pietra levigata, ricominciava la canzone costantinopolitana della Strega. Andarono innanzi molto tempo, incontrando pochissime gondole, trovandosi a un tratto in un largo canale deserto: un canale così vasto, così torbido nelle sue acque immobili, così malinconicamente intonato che donna Grazia, per vincerne l'impressione, ne chiese il nome al gondoliere.