—Da vari anni…. da moltissimi anni…. da un numero infinito di anni, lo conosco—e Clara finì con una risatina squillante.
—Non tanti, poi, signora Lieti—osservò Giovanni Serra, quasi facendo una correzione di pura cortesia.
—Allora, tutto va bene, vi lascio insieme—concluse la gentile e frettolosa padrona di casa, allontanandosi verso gli altri gruppi che popolavano il suo salone.
Serra restò in piedi, presso la signora Lieti: e taceva. Malgrado la luce bonaria dei suoi occhi azzurri, la sua fisonomia aveva qualche cosa di austero, che contrastava con la mondanità dell'ambiente.
—Non sedete?—chiese Clara, reprimendo un breve moto d'impazienza.
Egli ebbe una fugace esitazione; poi, si sedette in una poltroncina, accanto a lei. A poca distanza da loro, tre signorine chiacchieravano e ridevano con due giovanotti.
—Perchè vi siete fatto presentare?—domandò Clara a Serra, rompendo il silenzio, parlandogli con una intonazione più intima nella voce.
—Non sono stato io. Mi ha detto, la signora Anna: venite, vi presento a una donna di spirito.
—Sono io, disgraziatamente….
—Come, disgraziatamente?