Egli s'indugiò a metterle questo mantello ed ella sentì il suo respiro, sulla sua nuca: ma Giovanni non le dette il bacio. E come Clara aveva nascosto la sua subitanea ambiziosa idea, così nascose la sua pronta delusione. Nè fu una delusione fortissima. La dolcezza di quella serata, aveva ingannato anche lei. Ella sapeva bene di fare uno sforzo su sè stessa, per reprimere gli impeti del suo temperamento bizzarro e per essere assolutamente dolce: ma sperava di poter continuare così, sempre che lo volesse seriamente. E come lui credeva di aver innanzi una creatura trasfigurata, che gli avrebbe dato le fredde, tranquille e ultime tenerezze senz'amore, ma tenerezze sicure di un'amicizia muliebre, così ella si lusingava di poter essere questa amica gelida, affettuosa e quieta.
Però, ambedue, chiudendo gli occhi, si lasciarono andare a questa consolante fiducia. Egli cominciò a vederla più spesso. Ella era molto stanca, invincibilmente stanca della vita mondana che aveva fatta sempre: e si appartava volentieri. Se andava a una passeggiata, era in ore strane e in posti deserti: lo avvertiva, egli ci veniva. Se andava in un teatro era alle terze rappresentazioni, in serate vuote; e dieci minuti dopo il suo arrivo, entrava lui, nel palco, si sedeva in fondo, ella si tirava indietro, un poco. Vestiva di scuro, sempre; sapeva di piacergli così. Si può essere una semplice amica, ma si deve piacere all'amico. Parlavano con fredda tenerezza. Molto ella ascoltava: ma quando diceva qualche parola, era sempre sapiente, detta con la più squisita cautela sentimentale. Giammai un'allusione al proprio cuore, al proprio stato, nè diretta, nè indiretta: sempre la massima pietà per gli altri, la massima indulgenza per ogni peccato, come chi sa che è impossibile non peccare, quando si deve peccare. Egli si era mutato, però. Non poteva tenere il patto di non evocare il passato. Era la sua vita, il suo amore di dieci anni prima, e ricompariva sempre più spesso, fino a che divenne il solo soggetto dei suoi discorsi. Taceva da tanti anni e con tutti, che ora la verità di quella mortale passione sgorgava infrenabile. Ella ascoltava, stupefatta; ma non interrompeva mai. Veramente, egli aveva ragione: Clara non aveva mai capito quanto era stata amata: ora, lo capiva. Ogni tanto, quando egli le diceva una delle sue torture ineffabili di gelosia, di allora, ella faceva un atto come per chiedere perdono, un atto in cui ella si dichiarava colpevole, sì, ma incosciente, ma ignorante, ma degna di perdono. Egli la guardava con tanta tenerezza, che, senza parlare, le diceva di averle perdonato. Quando egli si meravigliava che ella avesse potuto essere così atroce, essa gli diceva di esserne stupita, di stupirsene, lei stessa: e ciò come se si parlasse di una donna assente, di cui si compatissero gli errori. E quando egli giungeva a narrare certe ore terribili in cui avrebbe voluto morire, pure di strapparsi dal petto questo amore, ella aveva una frase di pietà profonda, intima, raumiliata, la frase del carnefice pentito innanzi alla sua vittima:
—Voi siete buono.
Niente altro, diceva. Ella non si difendeva mai, nè si accusava: quando egli l'accusava, gli dava ragione, con un'occhiata, con un triste sorriso, con un cenno espressivo della bella bocca. Vi era un ritornello, che egli pronunziava sempre, nervosamente, a traverso i suoi racconti scuciti; un ritornello che rivelava l'attossicamento della sua vita, in tutte le sue più pure sorgenti, l'avvelenamento crudele di un sangue giovane e di un'anima, resa inetta a vivere e incapace di morire così. Il ritornello:
—Che veleno mi avete dato, che veleno!
Quando ella lo udiva, aveva un moto così pessimista della testa e della persona, sulla crudeltà muliebre, che egli si commoveva. Talvolta, tornava la frase:
—Quanto veleno, Clara, quanto veleno!
Ella diceva, allora, umilissimamente:
—Avete ragione.
Ma da questa sua umiltà voluta, e poi quasi fatta naturale, nei loro colloqui, da questo suo abbassarsi nella coscienza dei suoi gravi torti, da questo non difendersi giammai, da questo dargli ragione, sempre, da questo racconto triste e violento di un amore infelicissimo, ella trasse una nuova sensazione e un nuovo sentimento. Il senso della sua colpevolezza, verso Giovanni, giganteggiò ai suoi occhi: e il sentimento della riparazione divenne acuto e ardente, quanto era stata la colpa.