—Ciò che è fuggito, non ritorna più. Io non posso amarvi di nuovo.

—Non importa—replicò ancora lei, giunta al culmine della superbia e dell'umiltà sentimentale.

—Clara, Clara, questo è un romanzo: io non ho le forze morali per seguirvi in questo romanzo.

—Non importa: camminerò sola. Il mio cuore è saldo, quando l'amore lo regge.

—Oh Clara mia, mia amica buona, voi v'illudete, voi non mi amate punto, voi siete in preda a un accesso di infinita bontà, voi v'ingannate, sul vostro cuore!

—Io vi adoro—ella disse, semplicemente, sorridendo.

—Non è vero.

—Provate—ella soggiunse, subito, con una tal luce nello sguardo, con un tal sorriso di offerta sulle labbra, che il poveretto vacillò.

—Sentite, Clara, io sono il più saggio, fra i due, e invece vi sembro il più scortese e il più crudele. Clara, restiamo amici, non tentiamo la Provvidenza, non prepariamoci un avvenire di amarissime delusioni. Guai, se vi credessi!

—Mi crederete—e sorrise, fiduciosissima di sè e dell'amore.