—Voi, non siete fatta per questo orribile stato di animo, che è l'amore non corrisposto. Voi siete stata sempre una vittoriosa….
—Lasciatemi provare la dolcezza di esser vinta—disse ella tenerissimamente.
—Voi finirete per odiarmi, Clara, io lo so!—e fece un atto di disperazione.
—Ma perchè combattete questa lotta inutile e inefficace, Giovanni, contro me, contro voi stesso? Perchè mi negate il permesso di volervi bene, quando ciò non vi costa nulla e quando ciò può anche piacervi? Perchè rinunziate, quando non vi si domanda altro che di lasciarvi amare, Giovanni? Che vi fa? Perchè dite di no, quando nessuno vi chiede di dir sì? Lasciatevi amare, lasciatevi amare, è una cosa tanto confortante, tanto consolante, credetelo!
Egli non le rispose nulla.
—Vedrete, amico mio, vedrete che questo mio amore, mentre sarà il segreto della mia esistenza, non turberà la vostra. Fidate in me. Io vi saprò amare così bene, che non ne avrete nè preoccupazione, nè noia. Verrete a vedermi, quando vorrete. Io non vi darò le mie ore: vi aspetterò, sempre. Sarò profondamente felice, quando vorrete darmi qualche ora del vostro tempo: e se non vi vedrò, ebbene, non uscirà un lamento dalla mia bocca. Vi scriverò. Mi permetterete di scrivervi, è vero? Le lettere sono uno sfogo così dolce a chi ama: e non turbano colui che non ama. Giovanni, Giovanni, lasciate che io vi ami, non mi togliete questo amore, se vi sono stata cara una volta.
E pian piano, dalla sedia in cui era seduta dirimpetto, gli scivolò inginocchiata, innanzi, levando il volto trasfigurato verso Giovanni Serra. Egli la sollevò, nelle sue braccia, dicendole forte, violentemente come se volesse convincerne sè stesso, mentre la stringeva a sè:
—Io non ti amo…. non ti amo!
—Ne sei certo?—ella chiese, misteriosamente, con la testa sul suo petto, col volto proteso a lui.
—Non lo so—balbettò il poveretto, in un impulso di luminosa verità.