—E perchè, Giovanni? Tu non hai nessuna colpa.
—E tu neanche, poveretta!—replicò lui, prendendole le mani.
Ella si svincolò, dolcemente e freddamente.
—Oh io, sì!—e un vero accento di convinzione, la dichiarava colpevole di quel malinconico ultimo peccato, pieno di tante delusioni.
—La colpa è delle cose, è degli anni, è della fatalità—egli spiegò.
—La fatalità è la scusa dei deboli e degli sciocchi—diss'ella brevemente.—Io ho voluto che questo fosse; la colpa è mia.
—Poveretta, poveretta!—mormorò lui, con voce di pianto.
—Mi sono ingannata, anche questa volta—ella replicò, con una freddezza di ghiaccio.
L'accenno agli amori passati, il primo che ella facesse durante un anno e mezzo di relazione con lui, la comunanza del suo amore con gli altri, nella mente di Clara, gli fece una impressione pessima.
—Io non ti ho ingannata—esclamò lui offeso, contristatissimo.