—Pessima—Chérie aggiunse, ridendo.

—Me ne vado—e si alzò, Paolo, senza guardarla.

Ella lo seguì, con gli occhi, attentamente; ma quando ebbe fatto pochi passi verso la porta, lo richiamò:

—Paolo, Paolo!

Qual voce, in quelle due sillabe! Che melodia tenue e soave! Egli ritornò e venne ad inginocchiarsi presso il gran divano bianco dove ella giaceva.

—Scellerata creatura, mi richiami, adesso?—e tentò novellamente di baciarla.

La resistenza fu più debole. Un leggiero rossore si distendeva sulle guancie e sulla fronte della bellissima creatura.

—Che vuoi, dunque?—ella domandò, a bassa voce, levando la testina, per guardarlo negli occhi.

—Che tu mi voglia bene, un poco.

—Io te ne voglio.