—Chérie, Chérie—egli mormorò in preda a uno struggimento di tenerezza.

E immediatamente un ricordo lo colpì. Questo innamoramento così improvviso e completo, questo vivido abbandono dello spirito, e questo ardore dei sensi, egli l'avea provato un'altra volta. Aveva venti anni allora, e una giovinezza appena sfiorata da certi amoretti fugaci, da certi capricci molto intensi, ma molto brevi. Una bellissima donna gli era apparsa, allora: ma quasi vicina ai quarant'anni, espertissima della vita e delle sue passioni, ella aveva guardato con indulgenza, niente altro, il trasporto amoroso di Paolo Herz. In verità egli aveva delirato per questa donna, più vecchia di lui di circa venti anni; egli si era rotolato sul letto, singhiozzando e mordendo i cuscini nel dolore dell'amore non corrisposto; egli aveva voluto morire, perchè Beatrice Somma non voleva amarlo. Infine un giorno la bella donna si decise: fu per pietà, fu per lassezza di combattere, fu perchè il suo cuore aveva subito un estremo assalto di tenerezza?

Chi sa! Ella disse di sì. Si rammentava bene, Paolo Herz, che ebbrezza era stata la sua, noi giorno del primo appuntamento, e come egli aveva avuto la febbre vorace dell'impazienza, spezzando il suo orologio, andando per le vie come folle. Poi… che era accaduto, poi? In un momento di maggiore impeto d'amore, donna Beatrice gli aveva detto, malinconicamente:

—Non giurare, non giurare: verrà giorno in cui non saprai se io sia morta o viva.

Lo sapeva egli, forse, se donna Beatrice Somma fosse morta o viva? La sua passione, soddisfatta, era durata assai poco: ella l'aveva veduta finire, con viso calmo in apparenza, ma forse straziata da questo ultimo errore che aveva commesso. Era partita donna Beatrice; sparita. Morta o viva? Aveva delirato per lei: per lei aveva desiderato la morte: ma non ne sapeva nulla.

Questo inaspettato ricordo gli fu increscioso. Malgrado la pienezza dell'entusiasmo amoroso che aveva per Chérie, vi era in un cantuccio del suo spirito un segreto terrore che questo entusiasmo si diminuisse o svanisse, per qualche ragione misteriosa, per qualche insidia. Aveva paura di un'insidia, che gli togliesse quel vivace germoglio di tenerezza, quel fiore di simpatia irresistibile, quell'ampiezza di vita morale e fisica che lo esaltava, da varie ore. Scacciò la immagine di donna Beatrice Somma, quasi con un atto meccanico, passandosi le dita sulla fronte si raccolse un momento e tutta la scena del pomeriggio, con Chérie, gli riapparve, da quel sorriso buono e amichevole dell'entrata, fino a quel bacio varie volte conteso e infine concesso; da quelle vaghe parole di conforto, che ella gli aveva detto con una voce così ammaliante, sino a quel sì, che consentiva, e che era stato un alito, più che una parola. Subito, riarse del trasporto più violento, con un'allucinazione amorosa replicata e sempre più nitida: e maledisse l'ora che non fuggiva abbastanza presto, consumando, invece, in lui, tutto questo entusiasmo.

—Chérie, Chérie, Chérie—andava dicendo, per la casa, mentre riprendeva i guanti e il bastone, mentre si rimetteva il soprabito.

Andò a piedi, piano. La città, adesso, era molto meno popolata: tutti erano nei teatri, e nei ritrovi, quelli che facevano ora tarda: e quelli che rientravano presto, erano rientrati. Nella via, a capo basso, egli pensava alla imminente notte di amore che andava a ritrovare, lassù, presso una creatura squisita nel piacere e nell'amore, così bella e così fine: così buona nel fondo del suo carattere e così inconscia del male che commetteva. Un batticuore gli cresceva nel petto: così nel giorno in cui era andato da donna Beatrice Somma e che rimproverato dolcemente da costei, che fosse più tardi del convenuto, egli aveva infranto il suo orologio, sotto il piede rabbioso! Lo stesso palpito: e dopo, non aveva egli desiderato, tenacemente, che nessun orologio esistesse più, perchè donna Beatrice non conoscesse mai l'ora, mai più, e non si accorgesse dei suoi continui ritardi? Che fastidiose memorie!

Il villino di Chérie era immerso nell'ombra: egli suonò il campanello del cancello: esso si schiuse, senza che nessuno comparisse ad aprirlo. Cautamente egli camminò sul terreno del viale: palpitava, d'ansietà. Nessuno, nell'immensa anticamera vuota: egli lasciò il cappello e il soprabito e penetrò nel salone, pieno di tenui penombre. Chérie era sdraiata sullo stesso largo divano, come al mattino: era tutta vestita di nero, di una seta molle e opaca, una vestaglia a forma di tunica, le cui ampie maniche si rovesciavano, lasciando le braccia nude sino alle spalle. Non un anello nelle perfette mani, incrociate dietro la testa. Ella lo salutò, egli era pallidissimo: pallidissimo.

VII.