—Ma non posso, è vero? Non posso guarirti?—ella chiese, con un po' di malinconia nella cara voce armoniosa.

—L'ho sperato! L'ho sperato…—e pronunziò la frase, la prima volta con un'aspirazione, la seconda con una delusione immensa.

—Dimmi il tuo male, dimmelo—ella mormorò, insistendo, con molta dolcezza, con una certa tristezza.

—Non me lo domandare! Paolo esclamò, con tono di sbigottimento, quasi che l'idea di rivelare la segreta miseria della sua vita gli facesse orrore.

—Non è per curiosità—ella soggiunse, piano. Ti assicuro che non è per curiosità. È per interesse… di te…—e finendo queste parole, leggermente, la voce le tremò.

—Chérie, Chérie, quanto sei buona! Ma non dimandare, te ne prego!

—Forse… ti farebbe bene…

—No, no, lasciami soffrire, così senza conforto, non ne merito, non ne sono degno… tu sei una persona buona, semplice…

—E scema—ella completò, fra l'ironia e la tristezza.

—… io sono un essere malato… cattivo… laido…—egli continuò, con voce sdegnata, quasi parlasse a se stesso e non rispondesse più a lei.