—Come, non pensare? È lo stesso come dire a chi ha un morto, in casa, di non pensarci più.
—Paolo, chi è morto, dunque?
—Il decoro del mio amore è morto, è morta la sua dignità, è finita la sua forza e la sua saldezza, io ho tradito!
E questo grido, continuò a escirgli dal cuore lungo, aspro; egli non sapeva che ripetere questa parola del tradimento, in tutti i tuoni. Ella lo ascoltò, per un pezzo, meravigliata più che dolente: due o tre volte, le palpebre dei grandi belli occhi azzurri battettero, come per rattenere le lacrime. Ma egli non vide, questo: gittato sovra un divano, battendo la testa sui cuscini, egli esalava il suo dolore e l'orrore di se stesso. Così, vagamente, ella intese che era meglio parlargli del suo strazio e gli chiese:
—Paolo, non era… non era tutto finito?
—Tutto, che? Di che parli?—domandò lui, trasognato.
—L'amore… fra te e Luisa Cima…
Egli levò la testa, a quel nome e con voce tetra:
—Tutto non era finito…
—Come? T'amava ella, ancora?