Ma perchè non erano felici, dopo quella confessione? Perchè quella permanente nube di tristezza in entrambi?
—Avete molto tardato a dirmelo—ella soggiunse.
—Moltissimo. Anche voi, del resto.
—Anche io—ella replicò.—Perchè tardaste tanto?
—Perchè non ero perfettamente certo di amarvi: e non volevo ingannare nè me, nè voi.
—Dubitavate? Non vi piacevo, io, forse?—ella disse.
—Mi piacevate e mi piacete immensamente. I vostri occhi così vivaci e tanto spesso pieni di malinconia, la vostra bocca sempre così fresca e dove il sorriso assume tante forme novelle e bizzarre, mi attirano irresistibilmente: io adoro le vostre perfette mani e quando immagino che esse possano passare sui miei capelli, con una lenta carezza, fremo di un lungo brivido: tutta la vostra persona esercita su me il fascino, che non si vince, dei corpi giovani e belli, fatti per l'amore…
—Ebbene?
—Ebbene, tutto ciò, talvolta, non esiste più. Vengono giorni, vengono periodi, in cui non mi piacete punto. Nè lo sguardo vostro, nè il vostro riso arrivano sino a me; mi sembrano pallidi, smorti, o, forse, io non li sento, sono diventato sordo e cieco alla loro espressione. La vostra persona mi pare quella di un manichino e non la bella forma di una creatura umana. In questi periodi, io potrei stare vicino a voi, voi sola con me, lontani ambedue da ogni rumore, da ogni fastidio, in quella compagnia, infine, che ogni amante ardentemente desidera e io non vi prenderei una mano per baciarla, non vi direi una parola d'amore…
—È strano… è strano…—ella mormorò.