La ronda ricominciava, si arrestava di nuovo, Clelia faceva passeggiare la sua spazzola sopra un altro viso, lungamente, producendogli il solletico. Si moriva dal ridere, allogandosi per non farsi udire. Finalmente Clelia, trionfante, esclamava:
— Ha il grembiule di mussola: è Matilde. Ma stanchi di questi giuochi, ne inventavamo una quantità, parodiando i grandi. Giocando alle visite si udivano questi dialoghi:
[pg!047] — Come sta il vostro bambino?
— Benissimo, ma ha sette anni e vuole succhiare ancora. E vostro marito, Carluccio, come sta?
— È troppo impertinente: lo metterò in collegio.
Si giocava all’ammalato. Adelina si stendeva sopra due sedie, Manuelita faceva la mamma disperata, Cesarino, con un paio d’occhiali fatti di buccia d’arancio e con voce burbera, diceva:
— Questa bambina sta male, ha mangiato troppe ciliege e troppa crema. Le darete due once di olio di ricino...
— Io non lo voglio! — strillava Adelina.
— E allora tu muori. Poi un poco di brodo, poi un pollo arrosto, poi un merluzzo allesso, poi un biscottino....
— Ne voglio cinque! — strillava Adelina.