— Sei brutta, vattene! — disse il bimbo, facendole dei versacci.

Ella se ne andò pian piano, sbilenca sotto il peso dello scatolone, e si perdette nella folla di quella serata estiva. Anche il bimbo si avviò, dando la mano alla serva che lo rimproverava [pg!108] delle cattive parole, dette a una povera creatura. Egli s’indispettiva e rispondeva soltanto:

— È brutta, è brutta, è brutta.

Si ritrovarono di nuovo, sul marciapiede. Sembrava che la bambina avesse aspettato: e seguiva passo passo il bambino, fingendo di guardare in aria o nelle botteghe, quando egli si voltava. Ogni tanto con uno sforzo e con un sospiro si rialzava lo scatolone sul fianco e correva dietro al bambino, senza mai perderlo d’occhio. Fino a che egli si accorse di questa persecuzione e battè i piedi in terra, per la rabbia: si piantò sul marciapiede e quando la ragazzina fu obbligata a passargli innanzi, le dette un pugno in un fianco. Ella se ne fuggì, con le lagrime negli occhi, sorridente e beata.

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* *

Batte il sole di settembre sulla piazza di San Marco: è il pomeriggio silenzioso e chiaro. La piazza è deserta. Sotto le Procuratie passeggia [pg!109] qualche ozioso, con le lenti azzurre: intorno ai tavolinucci del caffè Florian, due o tre veneziani sonnolenti guardano nel fondo delle loro tazze, con gli occhi socchiusi. L’ombra del campanile si allunga, bizzarra, sulla piazza. I colombi dormono sul cornicione del palazzo reale, sulle braccia delle statue; ogni tanto se ne stacca uno, fa un volo rotondo, per aria, senza toccare terra, e ritorna al suo posto. A un tratto si ode un largo fruscìo, un batter d’ali sordo e precipitoso, e tutto lo stormo dei colombi vien giù. In mezzo ad essi una bimba, con una gonnelluccia corta e uno scialletto che le avvolge il busto, cava dalla tasca manate di granturco e ne lascia filtrare i grani fra le dita. I colombi formano intorno a lei un circolo fitto, fitto, pizzicandosi, beccandosi, per arrivare al granturco: lei sta nel centro, piccola, con una testolina minuta, con una grossa treccia fulva, mezzo discinta sul collo. Mentre cadono i grani ella guarda i colombi, fissamente, con certi occhi verdini, glauchi. Quando non trova [pg!110] più nulla nella tasca, un’espressione di malinconia le si diffonde sulla faccia. I colombi restano ancora un poco, cercando gli ultimi granelli, pigolando, beccandole le scarpette: poi, a gruppetti di tre, di quattro volano via, se ne vanno sul campanile. Pochi ostinati restano, cercando ancora: e questi qui se ne vanno ad uno ad uno. Ella li vede partire tutti sino all’ultimo, seguendoli con l’occhio, nel volo largo.

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