— Sono contento che tu mi abbia comprato questo paese — mormorava Mario, salendo in carrozza, per tornare a casa. — Quante saranno le case?
— Venti, forse.
— Ed io ti darò venti baci piccoli, e se vi è un lungo campanile, te ne darò uno grosso grosso. Sono più contento, perchè questo è un giocattolo con cui posso giuocare a casa. Venerdì mamma m’ha comprato un cerchio di legno e una palla elastica. Che n’ho da fare, in casa, del cerchio e della palla? Guastano i mobili e possono rompere gli specchi.
— Ti servono al Pincio, mummietta mia ragionevole.
— No, no, mi servono a villa Pamphily. Venerdì ci siamo stati, con mamma. Io ero [pg!133] annoiato di stare in carrozza chiusa, con mamma, ma essa m’ha detto: quando siamo lì, scenderemo.
— Non eri mai andato in carrozza chiusa, Mario?
— Mai, papà.
— E lassù hai giuocato col cerchio e con la palla?
— Sì, mentre mamma discorreva con Riccardo.
— Con Riccardo?