— Ritorno presto, nino mio.

E poichè il bimbo era presente, quei due non osarono toccarsi la mano; scambiarono solo una rapida occhiata. Flavia si chinò, prese per mano Paolo e se lo portò in salotto, presso un balcone aperto, come per guardarlo meglio. Egli se ne stava ritto, nel suo costumino di velluto oliva, tenendo stretto fra le mani il berrettino di velluto.

— Hai tal quale gli occhi di papà tuo — mormorò Flavia, pigliandogli una mano e carezzandola lievemente.

— Sì, ma la bocca è come quella della mamma — disse il bimbo, con un tono di orgoglio.

[pg!160] — Non ti piace di rassomigliare a tuo papà? — e la voce non era sicura.

— Papà è bello: ma la mamma è più bella ancora; ha i capelli lunghi lunghi e le mani piccole piccole. Non la conoscete, voi, la mamma?

— . . . . . . . no.

— E perchè non la conoscete?

— Non so — fece lei, chinando il capo, mentre gli occhi le si gonfiavano di lagrime.

Paolo la guardò curiosamente e tacque. Ella si levò e gli andò a prendere dei confetti. Egli rifiutò gentilmente, ma guardando i confetti come un bimbo educato, che non osa accettare quello che desidera.