Finalmente quello sotto si risolveva a lasciare il posto e la stanza da pranzo: allora si schiudevano le porte, gli armadi, si scostavano le sedie, le scrivanie, e i nascosti fuggivano, al posto, strillando la loro vittoria. Mentre quello sotto ne perseguitava uno, invano, gli altri sbucavano da tutte le parti, gridando, felici di non essere stati presi, correndo al posto. Allora quello sotto se ne andava tranquillamente a guardare sotto i letti e trovava il bimbo sciocco, accovacciato, che non aveva osato fuggire e che si faceva prendere come un sorcio in trappola, chinando il capo e allungando il muso; noi gli dicevamo, ridendo:

[pg!041] — Stupido, perchè ti sei messo sotto il letto? E non potevi scappare, quando lui è passato?

— Sapevo questo, io, che lui mi trovava — borbottava lo scemo, andandosi a metter sotto.

Ma le partite più interessanti erano quando colui che stava sotto era molto furbo — Michele, per esempio, che poi è diventato medico. Allora noi ci riscaldavamo, facevamo un complotto nell’anticamera, per trovare un nascondiglio assurdo. Michele, dalla sala da pranzo, diceva con voce canzonatoria:

— Posso venire?

E noi, in coro, impazientiti:

— Non ancora, non ancora!

Infine decidevamo di ficcarci due o tre nel gallinaio, spaventando le galline; un altro paio dentro l’arca, dove s’impastava il pane, tenendone un po’ sollevato il coperchio per respirare; e qualcun altro saliva sopra gli armadii, a rischio di rompersi il collo: la più piccola, Adelina, si andava maliziosamente a ficcare [pg!042] dietro Mariagrazia, la serva che filava e non si moveva più per non scoprire Adelina. Allora quel furbo di Michele stava un poco a pensare, poi direttamente, come se qualcuno glielo avesse detto, andava al gallinaio e ne prendeva due pel collo, apriva l’arca e ne prendeva un altro paio, diceva a quelli sull’armadio di scendere: e noi restavamo mortificati, chiedendogli:

— Come ci hai trovati? chi te lo ha detto? Quella birbona di Concetta, la cameriera?

— Ho capito — diceva lui, modestamente glorioso.