L'UNIONE MONDANA.
I. PRESENTAZIONI E VISITE.
Prima di presentare un signore a una signora — giacchè mai, mai, si presenta una signora a un signore — o in casa di lei, o nel suo palco, o in un salone da festa, o in un pubblico ritrovo, bisogna assolutamente chiedere il permesso. Nulla è più sconveniente di una presentazione improvvisa, inaspettata, che la signora non desidera, che, forse, l'annoia, per sue ragioni: il presentatore, in questi casi, merita qualunque sgarbo, dalla signora. Se vi è il permesso, la presentazione si fa, nominando solo il nome del presentato, mai quello della signora, giacchè presentato e presentatore, lo conoscono bene. Il gentiluomo presentato s'inchina rispettosamente, non dice neppure una parola, e aspetta che la signora gli parli; costei, immediatamente, saluta con un cenno del capo, fa un lieve sorriso e mette il discorso su qualche cosa. Quella tale frase: piacere.... onore.... massime quando un uomo è presentato a una signora, è assolutamente goffa, è disusata. Fra uomini, si adopera ancora: ma è sempre una goffaggine. La signora limita la conversazione; quando ne ha abbastanza, saluta, l'uomo s'inchina ed ella passa avanti. Il giorno seguente, o, al più, dopo due o tre giorni, bisogna portarle due carte, piegate per metà, portarle personalmente e lasciarle al portinaio. Non si va a fare una visita, in casa, se non si è invitati. Per lo più, è scorretto farsi presentare a signorine, senza conoscere i genitori, o i parenti; ma, in un ritrovo, in un ballo, può accadere. Senza por tempo in mezzo, bisogna, immediatamente, farsi presentare dallo stesso amico, dalla padrona di casa, ai genitori o ai parenti della signorina: mai è permesso ballare con lei, senza essere stato presentato ai suoi. Alle signorine non si lasciano carte: ma ai loro genitori o parenti sì, come al solito. Mai presentarsi in casa, senza esservi chiamato. Appena si è conosciuta una signora, per correttezza, bisogna cercare di conoscerne il marito: egli non deve trovare le carte di un ignoto, dal portiere, nè deve ricambiare le sue carte ad un ignoto. Se la signora è vedova, non restituisce carte al presentato: per le maritate, sempre il marito le deve ricambiare, negli otto giorni. I genitori di una signorina, o i suoi parenti, a colui che fu loro presentato e che ha portato le carte, debbono restituirle, anche negli otto giorni. Ho io detto, che non si dà mai la mano, nè prima, nè dopo, nelle presentazioni? Un gentiluomo non dà mai la mano a una signora, se non dopo averla vista otto o dieci volte: con le signorine, poi, questo termine è anche più lungo. Il parlare in terza persona, è del più assoluto rigore. Chi dà del voi, per la prima volta, a una signora o a una signorina, fa la figura di un ignorante e di un malcreato.
II. GIORNI, GIORNI!
È inutile di dimostrare che, malgrado i suoi difetti, il giorno è la migliore forma mondana, che ha una signora, per raccogliere, insieme, attorno a sè, tutte le sue relazioni mondane, siano basate sulla grande intimità, sull'amicizia o su semplici ragioni di riguardo. Il giorno è una forma egoistica, mondana, è vero, con la quale si mette alla porta, chiunque capiti, in tutto il resto della settimana: ma, del resto, non è necessario salvare il proprio tempo, la propria salute, le proprie occupazioni, e i propri sentimenti, contro la invasione esterna? Per sei giorni, si è liberi di andare, di venire, di leggere, di fumare, di oziare, di amare, di piangere, di ridere e ciò, infine, nella vita, è una grande cosa: posto che la libertà assoluta non esiste, assumiamo almeno una libertà relativa, concessa dai costumi cosmopoliti. Or dunque, la giovane sposa, la signora matura, la vedova, la donna vecchia e persino la vecchia zitella che abbia casa sua e un'apparenza di agiatezza, debbono avere il loro giorno, per potersi creare, poi, nel resto del loro tempo, una vita come loro conviene. La scelta del giorno deve essere fatta con molta cura, con molta riflessione, con molta prudenza, con gli studii più profondi: non bisogna scegliere la domenica, perchè è un giorno in cui si va a conferenze e a concerti, in cui i ragazzi escono dal collegio, in cui vi sono tanti altri doveri da compiere: non il venerdì, che è un cattivo giorno per ricevere, sebbene molti lo considerino come un giorno eccellente, per non muoversi di casa: non il giorno in cui riceve la propria madre, o la propria suocera o la nostra migliore amica, o una dama di grande condizione, presso cui si tiene ad andare. Scelto una volta, il giorno, dopo un lavoro mentale lunghissimo, bisogna tenerlo fisso, perchè nulla è peggio che cambiare il giorno, e nulla è più disastroso che cambiarlo spesso. Si finisce per perdere, a poco a poco, ogni propria relazione; poichè le signore sono di labile memoria e dimenticano questo giorno, che cambia così spesso, poichè anche esse hanno il loro giro di visite, che non amano di vedere spostato: poichè il giorno di una signora elegante e intelligente, deve diventare una istituzione fissa e inamovibile, con una tradizione di spirito e di cortesia. Chi passa dal lunedì al venerdì, dal sabato al martedì, acquista la reputazione di una persona capricciosa e disordinata, che non tiene nè al suo carattere, nè al suo giorno, nè alle persone che lo frequentano. Conosco grandi signore — per chiamarsi tale, non è necessario avere grande nome o grandi ricchezze — le quali, dal giorno che si sono maritate, venti, o trenta, o quaranta anni fa, conservano sempre lo stesso giorno di ricevimento: ed è, questo, un altro atto squisito di amabilità verso amici ed amiche, è un atto di rispetto verso sè stesso e verso la propria casa.
III. IL GIORNO: GLI OBBLIGHI.
È naturale che, nel suo giorno, la signora non esca nè prima, nè dopo le ore di ricevimento: se esce prima, potrebbe rientrare troppo tardi: se esce dopo, involontariamente, mette alla porta i visitatori, con la sua fretta. Se ha una casa già molto elegante, bisogna che nel giorno sia elegantissima: la signora stessa vi darà un occhio, cambiando di posto una sedia, un tavolino, un gingillo. Molti fiori freschi, oltre le solite grandi piante verdi, che sono l'anima di un appartamento: badare, che i profumi floreali non siano soverchi. Anche una casa modesta deve avere i suoi fiori, pochi ma gentili, nel giorno: costano così poco, i fiori! Alcune signore profumano i loro saloni o salotti col vaporizzatore, contenente qualche essenza favorita: è una moda simpatica, ma non bisogna abusarne. Meglio i fiori odorosi; non odorosissimi. Secondo il suo grado e la sua condizione, la signora indosserà, quando riceve, un tea-gown ricchissimo, o un semplice vestitino grazioso: ritengo inutile sconsigliare l'uso della vestaglia o robe de chambre, nessuna delle signore, che mi legge, potendo commettere una sconvenienza simile. Qualche bel gioiello, uno solo, o un largo spillo a forma antica, o una grossa catena, da cui pendano elegantissimi gingilli, va d'accordo con il tea-gown: non parlo degli anelli, o uno o due, ma molti belli. E così, una signora semplice, porterà un gioiellino sul vestitino da casa. Bisogna essere vestite dalle tre. In realtà, si riceve dalle cinque alle sette: ma se una persona stravagante arriva alle tre e mezzo, se ha le sue ragioni per arrivare a quell'ora, la metterete voi alla porta? In quel giorno il servitore, o la cameriera, che fanno servizio alla porta, non devono vivere se non fra la porta d'entrata, l'anticamera e il primo salotto, aprendo la porta, precedendo la visita, per annunziarla — il vecchio uso di annunziare, è sempre il migliore — riprendendo la visita, per accompagnarla: entrando e uscendo, il servitore, la cameriera debbono aiutare a deporre o ad indossare il paletot, la pelliccia, dare il cappello e il bastone agli uomini, rapidamente, gentilmente, con la massima disinvoltura. Ci vuole gente svelta, bene educata e taciturna. La signora non accompagna la visitatrice, se non sino alla porta del salotto: non accompagna, se non per un paio di passi, i visitatori. Non deve mai restare seduta più di cinque o sei minuti, presso una sola signora: deve passare dall'una all'altra, senza affettazione: spesso, si deve sedere per pochi minuti, in due ore. È una dura corvée, il giorno di ricevimento.
IV. CHE SI OFFRE IL «GIORNO».
Appena appena si abbia una posizione modesta, si può e si deve offrire qualche cosa alle amiche e agli amici, quando si ricevono le loro visite, nel giorno. Tre etti di cioccolattini; quattro etti di biscotti fini. Basta mettere questi dolci, i primi o i secondi, in un bel piatto del Giappone, in una bella coppa di cristallo, oggetti che sempre si possiedono e offrire questi, cioccolattini, questi biscotti con buona grazia: e si ha subito l'aria ospitale. Chi può offrire dell'altro, tanto meglio! Viene in prima linea il the: si può offrire nel modo più semplice, cioè per mezzo del cameriere che, appena una signora è seduta, arriva con un vassoino dove sono una tazzina col the, la piccola lattiera e il recipientino con l'acqua calda, per allungare il the, se si vuole: immediatamente, si offrono dei biscotti inglesi, dei wafers, delle pastarelle secche, insieme. Per far questo, basta un cameriere molto svelto; e non grandi arnesi, come tazze, cucchiaini, salviettine, ecc. Ma se si vuole offrire il the, prendendolo da un tavolino, in fondo al salotto, allora l'organizzazione deve essere larga e il lusso pretende mille elegantissime cose. La table à the, imbandita, quando si riceve nelle ore pomeridiane, implica bellissimi servizi di tazze, di piccoli e grandi piatti, di coppe, di vassoietti: implica teiere e lattiere elegantissime: implica un corredo di dolci, di paste, di bonbons, di biscotti, completissimo: implica biancheria finissima, ricamata, con merletti antichi e moderni: implica argenteria di coltellini, di cucchiaini, squisita. Chi lo può fare, tanto meglio! Ora è in moda il servizio di the alla russa: cioè in bicchieri che hanno il piede di argento cesellato, intagliato, traforato: con argenteria dello stesso stile. Ma è un capriccio. Intorno alla table à the, vi è sempre un servitore: e qualche signorina di casa o un'amica offre le tazzine, le fette di baba, di gâteau Margherita, i dolci. Qualche signora offre del cioccolatte, invece del the: tutto il servizio deve essere intonato come tazze, argenterie, biancheria, come dolci. Quando si va verso l'aprile, si offrono delle granite, dei parfaits di cioccolatte, di crema: si adoperano bicchieri di cristallo opaco, colorato, col manico: assai più elegante, il bicchiere con piede di argento. Sulla table à the vi sono sempre delle bottiglie di acqua ghiacciata, di limonata, di aranciata, per chi abbia sete: e bicchieri alti, senza piede, colorati, adattati a ciò. D'altronde il giorno è dedicato alle signore che non bevono liquori e neanche rosolii. La eleganza, la ricercatezza delle signore, è nelle mille cose che rendono squisito ciò che offrono: dai cento oggetti di porcellana, di cristallo, di argento, alla qualità del the, del latte, alla finezza e alla varietà dei biscotti, delle paste, dei dolci. Per lo più, una signora ricercata, si occupa lei, personalmente, di questo servizio, ogni settimana.