— Qualche giovane, ci sarà.

— Poverette, poverette!

— Gesù Cristo non lo dovea permettere.

— Sono castighi, sono castighi!

L'androne del gran portone attira gli occhi di coloro che, spinti lentamente, sono giunti sino alla soglia. Qualche cosa, in quel buio, apparisce. È una monaca, vecchissima, sorretta da una conversa; è la badessa suor Teresa di Gesù, che viene a mettersi sulla porta, per salutare, ad una ad una, le sue monache, che se ne vanno via. Le sue palpebre sono rosse per qualche lacrima versata, bruciante come tutte le lacrime della estrema senilità. Degli ondeggiamenti di emozione corrono lungo la folla, dalla porta del convento, giù, giù, sino al Corso Vittorio Emanuele.

— È la badessa, è la badessa!

— Che sacrilegio, Madonna mia, che sacrilegio!

— Dove siamo arrivati!

— Povera vecchia, pare che se ne muoia.

Così, passa la prima monaca. È suor Gertrude delle Cinque Piaghe, una vecchia alta, magra, asciutta e snella. L'accompagna chi è venuto a raccoglierla, un suo fratello prete, meno vecchio di lei, di pochi anni: suor Gertrude va piano, col velo gittato indietro, poichè questo è stato l'ordine, a occhi bassi, senza scambiare una parola con suo fratello, un sacerdote dall'aria raccolta e triste. Nel vedere la badessa, sulla porta, suor Gertrude si scuote, si ferma, si abbassa su quella mano scarna e la covre di baci: