— Si.... vi è qualcuno.... — mormora suor Giovanna.

— Chi?

— Non lo so. Mi aspettano.

Difatti, fuori il portone, una donna si avanza verso suor Giovanna della Croce. È una donna oltre la cinquantina, coi resti di una beltà bionda sul viso scialbo e floscio, coi capelli già quasi tutti bianchi, pingue, sformata: è vestita con pretensione di eleganza, non adatta alla sua età. Ha sul volto una espressione d'incertezza e, forse, di sgomento. Ella si accosta a suor Giovanna della Croce e le dice, sogguardandola, non senza confusione e dubbio:

— Siete voi, suor Giovanna della Croce?

— Sono io. E voi, chi siete? — domanda con voce esitante la suora, fissi gli occhi sul volto di quella donna.

— Sono tua sorella. Sono Grazia Bevilacqua.

Intensamente si guardano, senza baciarsi, senza toccarsi la mano.

— Sono venuta a prenderti, — soggiunge Grazia, affrettando le parole sotto quello sguardo.

— E papà e mammà? — chiede la suora, infantilmente.